Complesso Santo Spirito in Saxia Roma

L’Ospedale, che in seguito prese il nome di Corsia Sistina, fu impreziosito da un ciclo di affreschi di scuola umbro laziale (XV sec.), commissionati dallo stesso pontefice, aventi lo scopo di narrare i momenti significativi della sua vita e la storia dell’antico edificio innocenziano. La Corsia Sistina, sormontata da un tiburio, conserva al suo interno un ciborio attribuito ad Andrea Palladio e un’opera pittorica di Carlo Maratti. Ad Andrea Bregno è attribuito il portale in marmo detto “del Paradiso”. Pio V (1566 – 1572) ampliò l’Ospedale con la costruzione del Palazzo del Commendatore, ad opera dell’architetto Giovanni Lippi (detto Nanni di Baccio Bigio) e gestito da Monsignor Bernardino Cirillo.

Il Palazzo, costruito attorno ad un elegante cortile quadrangolare, è ornato da una fontana donata da Alessandro VII (1655-1667) e da un orologio a sei ore, voluto dal commendatore Ludovico Gazzoli. L’edificio ospita l’antica Spezieria, luogo in cui furono condotte numerose ricerche farmaceutiche, dove vennero triturate le erbe medicamentose, di cui oggi ne sono testimoni le collezioni di antichi vasi e mortai. Al piano nobile sull’elegante loggiato si affaccia il Salone del Commendatore, magnificamente decorato da affreschi narranti la storia dell’antico Ospedale. Sotto il pontificato di Clemente XI (1700-1721) è stata fondata la Biblioteca Lancisiana da Giovanni Maria Lancisi, medico e archiatra pontificio, per l’utilità dei giovani medici tirocinanti dell’Ospedale Santo Spirito. Con Alessandro VII (1655-1667) il Complesso ospedaliero di Santo Spirito si sviluppò ulteriormente, con l’edificazione della Sala ospedaliera Alessandrina, oggi adibita a sede del Museo di Storia dell’Arte Sanitaria.

Con Benedetto XIV (1724-1730) fu ulteriormente ampliato con la costruzione della perduta “Corsia Benedettina”, demolita all’inizio del XX secolo a favore della sistemazione del Ponte Vittorio e dei muraglioni del Tevere. Il prospetto orientale venne ricostruito su modello dell’antico Ospedale sistino e sul versante del lungotevere in Sassia vennero aggiunti altri edifici, sede dei moderni reparti dell’attuale Ospedale del Santo Spirito.

La Biblioteca Lancisiana

La Biblioteca Lancisiana situata sul loggiato superiore del Palazzo del Commendatore (XVI sec), nel Complesso Monumentale di Santo Spirito in Saxia, fu fondata da Giovanni Maria Lancisi, illustre medico e archiatra pontificio di Innocenzo XI e Clemente XI, nel 1711 e inaugurata il 21 maggio 1714. Arredata con armaria progettati dall’architetto Tommaso Mattei, presenta sulla volta della Sala di lettura un superbo affresco del XVIII secolo attribuito a Gregorio Guglielmi e conserva due globi , terracqueo e celeste, del XVII secolo di Vincenzo Maria Coronelli. Uno sportello della preziosa scaffalatura da accesso alla finestra segreta, aperta sulle Corsie Sistine.

Le collezioni bibliografiche della Biblioteca consistono in circa 20.000 volumi suddivise in più fondi.  I principali sono:  Lancisi, Severino, Nuove Acquisizioni che custodiscono circa 60 incunaboli, circa 1600 cinquecentine, numerose edizioni del ‘600, del ‘700 e dell’800 e manoscritti risalenti ai secoli XIV-XIX, tra cui il codice miniato “Liber Fraternitatis Sanctis Spiritus in Saxia de Urbe”, recante la raccolta di migliaia di firme autografe di Papi, Re, nobili e popolani di tutto il mondo cristiano, che entravano a far parte della Confraternita Ospitaliera di Santo Spirito, divenendo benefattori a vita dell’Ospedale e il Codice di Avicenna del XIII secolo.

La Biblioteca Lancisiana, specializzata in Storia della Medicina e della Scienza, è inserita nel Sistema Bibliotecario Nazionale (Polo Regione Lazio – RL1)  è inoltre  iscritta all’albo degli istituti regionali per l’inserimento nell’Organizzazione Bibliotecaria Regionale (O.B.R.), partecipa al Censimento Nazionale dei Manoscritti e delle Cinquecentine promosso dal Ministero per i Beni e le attività Culturali e del Turismo – Istituto Centrale per il Catalogo Unico e per le informazioni bibliografiche. La Biblioteca inoltre partecipa al Censimento Nazionale dei Manoscritti e delle Cinquecentine promosso dal Ministero della Cultura – Istituto Centrale per il Catalogo Unico e per le informazioni bibliografiche. Nel 2021 le sale della Biblioteca sono state riaperte al pubblico dopo un importante opera di restauro, resa possibile grazie al recupero di fondi della Regione Lazio. Nel 2023 la Giunta regionale ha approvato lo schema di Protocollo d’Intesa con la Asl Roma 1 per la collaborazione in materia di beni bibliografici di pregio, con l’obiettivo di digitalizzare il patrimonio bibliografico della Biblioteca.

La Biblioteca Lancisiana ospita il progetto multimediale “Memorie di un Bibliotecario”, finanziato dalla Regione Lazio. L’istallazione audiovisiva e multilingue (italiano, inglese e LIS) consiste nella narrazione interattiva della vicenda storica della Biblioteca, da parte di un personaggio olografico a grandezza naturale.

Il Museo dell’Arte Sanitaria

Il nucleo collezionistico originario si formò nella seconda metà del Settecento ed era costituito dal materiale utilizzato a scopo didattico per le lezioni di teoria tecnico-scientifica (altri musei in Italia, conservano questo tipo di materiale, come Palazzo Poggi a Bologna o La Specola a Firenze).
Nel corso dell’Ottocento si alternarono una serie di importanti personaggi a partire da Giuseppe Flajani, per arrivare al chirurgo di Pio IX Giuseppe Costantini, i quali si dedicarono con passione a riordinare e arricchire la raccolta con nuove collezioni. Dalla presa di Roma in poi, però, la struttura perse progressivamente la sua vitalità.  L’ospedale infatti, fondato da Papa Innocenzo III  aveva tra i suoi compiti anche quello dell’insegnamento della medicina, ed era perciò dotato di una ricca Biblioteca, del Teatro anatomico e della Speziera.

Fu soltanto nel 1911 in occasione delle “Mostre Retrospettive”, organizzate a Castel Sant’Angelo per l’Esposizione Internazionale di Roma, che venne avanzata l’idea di creare l’odierno museo. Nella sezione dedicata all’arte sanitaria era stata allestita una ricca esposizione di oggetti provenienti da varie collezioni private ed erano state inoltre ricostruite una farmacia romana del XVII secolo e un laboratorio alchemico (con il modello della porta alchemica realmente esistente a Roma).

Inaugurato nel 1933 costituisce una delle più importanti documentazioni di carattere storico e scientifico sull’arte della medicina.

Il Museo si articola in una serie di ambienti legati ai nuclei delle collezioni: la Sala Alessandrina (con le tavole anatomiche del ‘700); la Sala Flaiani (con preparazioni anatomo-patologiche della fine del XVIII sec. e modelli in cera); la Sala Capparoni (con ex voto romano-etruschi, farmacie portatili, vasellame di farmacia del XVI-XVII sec.); la Sala Carbonelli (con strumenti chirurgici romani per uso oculistico e ostetrico e una raccolta di microscopi d’epoca).

Ricostruiti in scala naturale anche due suggestivi ambienti: un’antica Farmacia e un Laboratorio alchimistico.