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Il grande tiburio* ottagonale costituisce l'elemento centrale che suddivide la corsia in due bracci, creando un raccordo visivo con l'architettura circostante mediante quattro arconi di sostegno. Alla base si trova il prezioso ciborio di Andrea Palladio. Originariamente si accedeva alle Corsie, attraverso un protiro** e un portale eseguito da Adrea Bregno, che immetteva direttamente nello spazio del tiburio.

*cupola a spicchi su pianta poligonale
** breve avancorpo con copertura sorretta colonnine, posto su strada in facciata, che introduce all'ingresso principale

Punti di interesse

Tiburio monumentale

Percorsa la sala Baglivi si arriva al monumentale tiburio sormontato da una torre ottagona illuminata,  nell’ordine superiore, da finestroni a trifora fra i quali sono dipinti Salomone e personaggi biblici. Nell’ordine inferiore, nel tamburo* impostato su quattro grandi arconi, sono posti in nicchie a conchiglia le statue in stucco degli apostoli. Nei quattro pennacchi ai lati degli arconi, compaiono i quattro evangelisti. Mentre l’architettura del tiburio è facilmente attribuita a Giovani Pietro Gherarducci, parte della decorazione è cautamente riferibile a Giovannino de Dolci. * Elemento architettonico a forma cilindrica o poligonale che raccorda gli appoggi dell’edificio sottostante con la cupola Dopo aver attraversato la sala Baglivi, si arriva al grande tiburio, la parte centrale dell’edificio. Sopra il tiburio si trova una torre a forma di ottagono, illuminata da grandi finestre a trifora (cioè divise in tre parti). Tra le finestre si possono vedere i dipinti di personaggi della Bibbia, come Re Salomone. Nella parte inferiore, chiamata tamburo, ci sono quattro grandi archi. All’interno delle nicchie a forma di conchiglia si trovano le statue in stucco degli apostoli, i primi discepoli di Gesù. Nei quattro angoli, tra gli archi, ci sono anche le immagini dei quattro evangelisti, cioè gli autori dei Vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. L’architettura del tiburio è attribuita a Giovanni Pietro Gherarducci, mentre parte della decorazione è probabilmente opera di Giovannino de Dolci.

Ciborio di Andrea Palladio

Alla base del tiburio si trova il ciborio di Andrea Palladio, unica opera dell’artista presente a Roma. Realizzato a edicola, su una base quadrata è costituito da 2 colonne e 2 paraste collegate da un doppio architrave,  decorato con gli stemmi di alcuni fra i più importanti Commendatori. Un tamburo ottagonale sorregge il cupolino a squame, con stemma di Paolo III. All’interno del cupolino compaiono i quattro padri della Chiesa: s. Agostino, s. Ambrogio, s. Girolamo e s. Gregorio Magno. Sulla cupola si eleva la croce a due bracci. Due angioletti si appoggiano sugli angoli esterni degli architravi. La pala dell’altare raffigura san Giobbe a colloquio con Dio, opera di Carlo Maratta. Alla base del tiburio si trova il ciborio, una costruzione molto elegante, progettata da Andrea Palladio, uno dei più famosi architetti italiani. È la sua unica opera presente a Roma. Il ciborio è fatto a forma di edicola (una piccola struttura simile a un tempietto). Ha una base quadrata, con due colonne e due paraste (pilastri piatti) collegate da due architravi, cioè travi orizzontali. Sugli architravi ci sono gli stemmi di importanti commendatori dell’Ospedale. Sopra c’è un tamburo ottagonale che sostiene un cupolino decorato a squame, con lo stemma del papa Paolo III. All’interno della cupola si vedono i quattro Padri della Chiesa: Sant’Agostino, Sant’Ambrogio, San Girolamo e San Gregorio Magno. Sulla sommità si trova la croce a due bracci, simbolo dell’Ospedale. Ai lati, due angioletti si appoggiano agli angoli del ciborio. Sull’altare c’è una pala dipinta da Carlo Maratta: mostra San Giobbe che parla con Dio.

Corsia Alessandrina

Al centro della parete sud, dietro il ciborio si trova il portale che immette nella corsia Alessandrina, costruita dall’architetto di Mattia de Rossi, nel XVII secolo, per volere di Papa Alessandro VII Chigi, come un terzo braccio perpendicolare alle Corsie, destinato ad ospedaletto per i feriti. Dal 1933 gli ambienti sono sede del Museo dell’Arte Sanitaria e dell’omonima Accademia. Sul portale campeggia l’insegna araldica della famiglia Chigi. Dietro il ciborio, al centro della parete sud, si trova un portale (una grande porta) che porta alla corsia Alessandrina. Questa parte dell’ospedale fu costruita nel 1600 dall’architetto Mattia de Rossi, per volere di Papa Alessandro VII Chigi. La nuova corsia era un terzo braccio dell’ospedale, costruito per curare in particolare i feriti, come un piccolo ospedale dentro l’ospedale. Dal 1933, questi ambienti ospitano il Museo dell’Arte Sanitaria e la sua Accademia, dove si studia la storia della medicina. Sopra l’ingresso si può vedere lo stemma della famiglia Chigi, la famiglia di Papa Alessandro VII.

Portali di Andrea Bregno e Gian Lorenzo Bernini

Al centro della parete nord si apre il portale originario del tempo di Sisto IV, ad opera di Andrea Bregno, che consentiva l’accesso alle Corsie dal tiburio, preceduto su strada da un protiro, inglobato inseguito nel lungo porticato esterno ad arcate su pilastri ottagoni, costruito successivamente per la ricreazione degli infermi. Pertanto l’accesso fu modificato con la costruzione di un nuovo portale sul fronte stradale di Borgo Santo Spirito ad opera di Gian Lorenzo Bernini, dove campeggia lo stemma di Chigi e della Rovere. Al centro della parete nord si trova il portale originale costruito al tempo di Papa Sisto IV, realizzato dallo scultore Andrea Bregno. Questo portale permetteva l’ingresso alle Corsie Sistine passando dal tiburio. All’epoca, l’ingresso era preceduto da un protiro (un piccolo portico), che in seguito fu inserito dentro un lungo porticato con archi e pilastri a forma di ottagono. Questo spazio fu costruito più tardi per permettere agli infermi di riposarsi e prendere aria. Con il tempo, l’accesso fu modificato: fu creato un nuovo portale direttamente su Borgo Santo Spirito, progettato da Gian Lorenzo Bernini, uno dei più famosi architetti e scultori italiani. Su questo portale si trovano gli stemmi delle famiglie Chigi e Della Rovere, legate alla storia dell’ospedale.

La Ruota degli Esposti

Accanto al portale su Borgo S. Spirito si trova la ruota degli esposti probabilmente già esistente nel XV secolo,  accanto alla quale compare la buchetta dove venivano inserite le offerte. Un campanello avvertiva le suore che accoglievano i piccoli per affidarli alle balie. Il cerchio più grande in basso nella griglia designava la misura massima del neonato che poteva essere introdotto nella ruota. Bambini più grandi, fatti entrare dal portone, erano comunque accolti e allevati. Sul dorso del piede sinistro dei bambini veniva tatuata la doppia croce dell’Ospedale, che li affrancava dalla definizione di “figli’ di nessuno” e ne designava l’appartenenza all’Ospedale del Santo Spirito. Accanto al portale su Borgo Santo Spirito, si trova ancora oggi la ruota degli esposti, usata già nel Quattrocento. Era un modo per accogliere in segreto i neonati abbandonati. Accanto alla ruota c’era anche una buchetta dove si potevano lasciare offerte in denaro per aiutare l’ospedale. Quando qualcuno lasciava un bambino nella ruota, suonava un campanello che avvisava le suore, pronte ad accogliere il piccolo e ad affidarlo a una balia, cioè una donna che lo avrebbe allattato e cresciuto. La griglia della ruota aveva un cerchio più grande in basso, che serviva a controllare la misura massima del neonato che poteva essere inserito. Ma anche i bambini più grandi, portati attraverso il portone, venivano accolti e cresciuti. Per riconoscerli, l’Ospedale tatuava una doppia croce sul piede sinistro del bambino. Questo segno li proteggeva dall’essere chiamati “figli di nessuno” e indicava che facevano parte dell’Ospedale del Santo Spirito.