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Durante la sua commenda Teseo Aldrovandi, oltre al loggiato, commissionato ad Ercole Perillo, artista di modesta fama, si preoccupò della decorazione del Salone, ambiente di spicco dei suoi alloggi, affidandola ad artisti di ben altro calibro. La mano riconosciuta in gran parte delle pitture del salone è quella dei fratelli Jacopo e Francesco Zucchi. Le scene riprodotte ripercorrono la storia dell’Ospedale, dalla prima costruzione innocenziana alla definitiva sistina, e descrivono le opere di cura medica e accoglienza che ne caratterizzano la missione. Il salone, attualmente adibito a sala conferenze, è in comunicazione con gli ambienti dell’adiacente Biblioteca Lancisiana, un tempo parte integrante degli appartamenti dei commendatori.

Punti di interesse

Facciata del Palazzo del Commendatore su Borgo Santo Spirito

Il palazzo si pone come una cerniera fra l’edificio delle Corsie Sistine e la chiesa di Santo Spirito in Sassia ed è raccordato alla chiesa da un corpo di fabbrica sul quale si apre un’ampia finestra a serliana.* La struttura del palazzo lineare, tipicamente rinascimentale, fu realizzata da Nanni di Baccio Bigio, allievo del Sangallo. Sulla facciata, serrata ai due lati da bugne, e suddivisa in due livelli da una doppia cornice, si aprono, al piano terra, finestre rettangolari inginocchiate,** che creano uno slancio verticale, ripreso dalle finestre del piano nobile, e riequilibrato dalle aperture più piccole e quadrate del mezzanino. Corona l’imponente edificio un ricco cornicione ad ovuli e dentelli che costituisce uno degli elementi più significativi del prospetto, insieme al monumentale portale bugnato, sormontato dalle insegne dell’Ospedale, dal quale si accede al cortile. *La serliana è un elemento architettonico composto da una grande apertura ad arco a tutto sesto, centrale, affiancata simmetricamente da due aperture, più piccole sormontate da un architrave ** Tipologia di apertura usata specialmente al pian terreno: il davanzale poggia su sostegni sporgenti che assomigliano a quelli di un banco di inginocchiatoio.

Interno del cortile

Dal portone, un androne con volta a botte conduce in un ampio cortile a doppio porticato, nel quale arcate a tutto sesto poggiano su 20 colonne, doriche al piano terra e ioniche al piano nobile. Lungo il porticato si aprono i portali monumentali di Clemente VIII e Alessandro VII, sormontati dai loro stemmi che immettono rispettivamente alla chiesa e alle Corsie, e le porte della Spezieria e dell’Accademia Lancisiana. Sull’arcata al centro del lato sud campeggia uno stemma marmoreo nel quale accanto alla croce a due bracci è posta una torre, insegna del Commendatore Bernardino Cirillo, al quale si deve la costruzione del Palazzo.

Fontana di Paolo V

Al centro della parete sud del cortile si trova una fontana monumentale. Collocata originariamente da Paolo V, nel 1614, all’ingresso del palazzo vaticano, fu rimossa, al momento della costruzione del colonnato berniniano, e donata da Alessandro VII, nel 1677, al palazzo del Commendatore. La fontana è costituita, superiormente, da un timpano spezzato, al centro del quale figura il drago sormontato dall’aquila, emblemi araldici di Paolo V. Ai lati sono due lesene di marmo bigio con capitelli di tipo ionico. Sotto l’epigrafe dedicatoria di Alessandro VII, in una nicchia a conchiglia compare, affiancato da due piccoli draghi, un puttino che tiene in mano una cornucopia. Sotto di lui due volti grotteschi sorreggono una vasca, dalla quale un tempo l’acqua scendeva nelle tre vaschette sottostanti. Tutto il complesso termina in basso con un grosso mascherone posto sul bacino di raccolta, di forma semicircolare.

Orologio

Il lato sud del porticato è dominato da un orologio fatto installare dal commendatore Antonio Maria Pallavicini. Il grande quadrante diviso in sei ore, e incorniciato da un serpente, ha come unica lancetta un ramarro. Quadrante cambiato durante il periodo della Repubblica francese in 12 ore ma rispristinato in 6, anche dopo che Pio IX nel 1846 impose la misurazione dell’ora con il sistema francese.

Scalone

Conduce al piano nobile, uno scalone monumentale a due rampe. Un bassorilievo in gesso di scuola canoviana, che raffigura una lezione di anatomia, decora una delle pareti del ripiano che si interpone fra le due rampe.

Decorazioni e stemmi piano nobile

Le pareti del loggiato del piano nobile sono decorate da una fascia pittorica sommitale che ne segue tutto il perimetro. Fregi raffiguranti stemmi nobiliari riferiti a commendatori, come il cardinale Pietro Campori il Cardinale Spinola, il cardinale Agucchi, e pontefici come Innocenzo III dei Conti di Segni , PaoloV Borghese , Urbano VIII Barberini, sono intercalati da grottesche, figure femminili allegoriche, e immagini di paesaggi, reali e di fantasia che testimoniano la nascita e la diffusione di questo innovativo genere pittorico, alimentato dalla presenza a Roma di artisti fiamminghi, quali i fratelli Paul e Mattheus Brill. Pittura veloce e semplice, adatta al loggiato di un ospedale che denota la volontà di contenere i costi per non incorrere in critiche. Lungo le pareti del loggiato si trovano oggi i tre busti dei papi Pio VI Braschi, Pio VIII Castiglioni e Pio IX Mastai Ferretti, e sei busti del XVIII secolo, raffiguranti imperatori romani. Si affacciano sul loggiato, i portali del Salone del Commendatore e della Biblioteca Lancisiana.

Veduta di insieme del Salone

Dal portale che si apre dal loggiato, sormontato, all’esterno dallo stemma di Papa Clemente XIV Ganganelli, e all’interno da quello di Teseo Aldrovandi, si entra in un grande salone interamente affrescato. Sulle quattro pareti, imponenti cornici illusionistiche in forma di preziosi arazzi drappeggiati, racchiudono, a grandezza naturale, scene della storia e delle attività dell’Ospedale. Al centro dell’alto soffitto ligneo a cassettoni, spicca uno stemma bipartito con le insegne araldiche di Teseo Aldrovandi, affiancate dalla croce a due bracci.Nell’ampia fascia sommitale delle pareti, gli stemmi dei pontefici si alternano a paesaggi di invenzione, raffiguranti campagne e marine, con cartigli che ne spiegano il significato allegorico, attribuiti alla cerchia di Paul Brill, Cesare Arbasia ed Ercole Perillo.

Sogno di Innocenzo III e stemma papale

Il grande affresco della parete nord narra la storia della fondazione dell’Ospedale innocenziano, alla fine del XII secolo, intitolato a Santa Maria in Sassia, che trae origine dalla leggenda della “pesca macabra” apparsa in sogno ad Innocenzo III, nella quale cadaveri di neonati gettati nel Tevere dalle loro stesse madri, vengono recuperati e portati al papa da pescatori. In realtà sotto il suo pontificato avrà inizio l’opera di rifondazione di un luogo di accoglienza per proietti, poveri, e donne sole, e contemporaneamente di assistenza medica gratuita per malati di ogni ceto, basato sul principio che esclude la malattia come punizione divina. Al di sopra del grande riquadro, due figure femminili, allegorie di Misericordia e Pietas, insieme alle insegne araldiche di Innocenzo III, un’aquila a scacchi neri e oro, definiscono la missione del pontefice.

Costruzione delle Corsie e stemma Sisto IV

Sulla parete sud, viene illustrata la successiva fase di costruzione del nuovo Ospedale, su impulso di Sisto IV della Rovere, nell’ambito della più generale riqualificazione della città di Roma e dell’area vaticana, a partire dalla fine del XV secolo. Nell’affresco compare il papa a cavallo della chinea bianca, cavalcatura dedicata a regnanti e personaggi illustri, accompagnato dal cardinale Bessarione e dalla guardia papale. Il papa si intrattiene con Baccio Pontelli, celebre architetto presente anche in altri cantieri sistini, che gli mostra il progetto delle nuove Corsie, ancora in costruzione sullo sfondo della scena.

Commendatore Aldrovandi e papa Gregorio XIII

Sulla parete est domina la scena lo stemma papale di Gregorio XIII Boncompagni , un drago, sormontato da triregno e chiavi decussate, affiancato da due figure femminili, allegorie di Vigilanza e Custodia, che introduce il grande affresco sottostante nel quale si celebra la consegna del titolo di Commendatore a Teseo Aldrovandi, da parte del pontefice: un panno nero con la doppia croce bianca . Sul lato sinistro compaiono due personaggi recanti i sigilli, e una figura in armatura ed elmo piumato, riconducibile alla simbologia della città di Roma. Nell’angolo in basso a destra la leggenda vuole che si siano ritratti di spalle, vestiti da armigeri, i due autori del dipinto, i fratelli Zucchi, che hanno lasciato ulteriori riferimenti della loro presenza nascosti nei festoni che ornano gli angoli della sala dove, fra un fitto fogliame, spuntano le “zucche”, insieme ad altri prodotti esotici del Nuovo Mondo, molto ricercati in quel tempo.

La missione dell’Ospedale

Sulla parete ovest, sotto il monumentale stemma di Sisto IV della Rovere, fondatore dell’Ospedale, affiancato dalle allegorie di Perseveranza e Providenza, vengono descritte e raffigurate, in maniera particolareggiata, le principali attività svolte, all’interno dell’ospedale, da ogni componente coinvolto nella grande opera di carità, cura ed accoglienza.

Accoglienza dei bambini abbandonati

E’ centrale nella scena l’attività del baliatico. L’Ospedale si faceva carico di chiamare e pagare, con un modesto compenso, balie provenienti prevalentemente dalle vicine campagne, che allattassero i piccoli e prendessero cura della loro salute e igiene. L’educazione dei bambini veniva affidata in seguito alle suore fino alla maggiore età, quando per i ragazzi si provvedeva ad avviarli ad un mestiere e per le fanciulle, quando possibile, si combinava un matrimonio dando loro una dote, o altrimenti si continuava ad ospitarle all’interno del complesso, come inservienti, infermiere o suore.

Musica

Un’altra attività che ha reso celebre l’Ospedale è stata l’istituzione al suo interno di una prestigiosa scuola di musica, che trae origine da una consuetudine antica già citata nel Liber Regulae Sancti Spiritus . Musicisti di grande rilievo, come Pasquini, Frescobaldi e Zoilo, si sono alternati nell’insegnamento di canto, cembalo, organo, flauto, ed hanno orientato i giovani allievi verso professioni musicali. La musica era inoltre ritenuta un utile supporto alla cura del paziente. Un organo posto fra le due Corsie recava sollievo ai ricoverati durante le lunghe giornate di degenza, ed era convinzione che il suono del flauto, durante l’allattamento, favorisse il flusso del latte.

Corsie, letti a baldacchino

Nello sfondo del grande scenario corale compare uno scorcio sulle Corsie che descrive la cura e l’assistenza al malato, per il quale erano predisposti letti a baldacchino numerati, forniti di coperte e biancheria, e la presenza continuativa di personale infermieristico, sotto la supervisione dei membri della Confraternita.

Facciata esterna

La stanza della Veronica è stata ricavata nel corpo di fabbrica più antico, compreso fa il Palazzo e la Chiesa, sulla cui facciata compare la famosa serliana, come loggia delle Benedizioni, riprodotta da Raffaello nell’ “Incendio di Borgo”, affresco che compare in una delle stanze di Giulio II, in Vaticano. L’ambiente è una piccola stanza illuminata dalla grande serliana, e presenta una decorazione ottocentesca con rovine, opera di Charles-Louis Clérisseau. Sulle quattro pareti l’artista ha voluto ricreare l’illusionistico scenario romantico di un sontuoso edificio antico del quale ancora resistono solo alcune strutture classiche con nicchie, statue e lesene scanalate, fra mura diroccate e lacerti di grottesche. In mezzo alle rovine invase da erbe selvatiche, si introducono serpentelli e piccoli volatili, ai quali l’autore attribuisce simboli e metafore interpretati da frasi vergate sulla sommità dei vecchi muri cadenti.